Ogni anno, nel mese di maggio, Torino si trasforma. Il Salone Internazionale del Libro porta al Lingotto decine di migliaia di visitatori. The Phair riempie le OGR di collezionisti e curatori internazionali.
Gli hotel si esauriscono, i ristoranti allungano gli orari, la città vibra.
Ma c'è un segmento dell'economia torinese che cresce in parallelo, silenziosamente, e di cui nessun assessore al turismo parlerà mai in conferenza stampa: il lavoro sessuale.
I numeri nazionali che inquadrano il fenomeno
I dati di SimpleMedia, il centro ricerche di SimpleEscort, una delle principali piattaforme italiane di annunci per adulti, tracciano un quadro preciso. Sul portale sono attive circa 8.000 sex worker iscritte, che pubblicano circa 10.000 annunci al mese. E la domanda è in forte crescita: nel 2025 il traffico su SimpleEscort in Italia è cresciuto del +22,3% rispetto all'anno precedente, con oltre 1.700.000 utenti unici mensili.
Il contesto economico è altrettanto significativo. L'ISTAT stima che il settore generi in Italia circa 4,7 miliardi di euro, una cifra che include sia il mercato autonomo online sia le forme più opache legate allo sfruttamento. L'Italia si colloca al secondo posto mondiale per consumo di servizi di sex work rispetto al numero di abitanti, subito dopo il Cile e prima della Gran Bretagna.
Torino durante i grandi eventi: un picco documentato
Il legame tra grandi eventi e domanda di escort è ormai documentato. Durante le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, SimpleEscort ha registrato un aumento degli annunci nelle aree coinvolte: +23% a Milano, +12% a Cortina d'Ampezzo, +6% in Valtellina. Lo stesso meccanismo si ripete in ogni città italiana che ospita eventi di richiamo internazionale.
Torino, con il suo maggio denso di appuntamenti (Salone del Libro, The Phair, TEDxTorino) non fa eccezione.
I dati sulla composizione dell'offerta in Italia danno un'idea di chi lavora anche a Torino: la maggioranza di chi si pubblicizza è di genere femminile (86%), con una presenza significativa di escort trans (14%). Più dell'82% dichiara un'età tra i 18 e i 34 anni, e la nazionalità più rappresentata è quella italiana (35,96%), seguita da brasiliana (6,37%) e colombiana (4,28%).
A Torino e provincia, tra aprile e maggio si è notato anche un incremento nelle ricerche di parole chiave come “escort torino” (+9%) e “escort trans torino” (+7%). Anche il traffico di SimpleEscort ha subito un timido incremento del 3% rispetto a marzo. Rimangono invariati invece gli annunci pubblicato a Torino e provincia, circa 1200 al mese, ad indicare che l’offerta è sempre la stessa.
Chi sono i clienti? Non quello che si immagina
Le fasce d'età che generano il maggior traffico sono 35-44 anni (25,01%), 25-34 anni (24,75%) e 45-54 anni (22,37%). Lo smartphone è il dispositivo dominante, usato dall'87,20% degli utenti. La presenza femminile tra chi cerca questi servizi è pari al 25%. Tra gli interessi degli utenti compaiono sport (52,84%), news & politics (50,92%) e viaggi (39,32%).
Un profilo, insomma, che non appartiene a un mondo separato ma alla stessa società che affolla il Lingotto durante il Salone del Libro o le OGR durante The Phair.
"Durante il Salone lavoro di più"
Sara ha 31 anni, è torinese, lavora come escort a Torino da quattro anni.
Durante il Salone del Libro e gli altri grandi eventi di maggio ricevo più richieste del solito, soprattutto da clienti che provengono da fuori Torino. Vengono per i libri, per la fiera, per il lavoro e cercano anche compagnia. Non sono clienti diversi dagli altri: sono persone normali, spesso in trasferta da sole, che vogliono un po' di calore umano più che altro – si sfoga - Il problema è che io non esisto, per la città. Non ho tutele, non ho un interlocutore istituzionale, non posso nemmeno aprire un conto corrente senza fingere di fare altro. Si parla di codici Ateco, ma chiederei alle persone di provare a vivere nella contraddizione di un sistema in cui posso pagare le tasse, ma per cui non sono riconosciuta come una professionista come le altre che fanno “lavori normali”. Torino celebra la cultura e il turismo. Ma di chi lavora nell'ombra durante quegli stessi giorni non parla mai niente a nessuno.
Un paese favorevole alla regolamentazione, ma disinformato
Secondo il Radar SWG realizzato tra il 28 aprile e il 4 maggio 2026, il 72% degli italiani sarebbe favorevole a una regolamentazione della prostituzione: l'81% ritiene che tutelerebbe chi lavora nel settore, l'80% che aiuterebbe a contrastare la criminalità.
Eppure, la confusione normativa è enorme. Il 42% degli italiani crede erroneamente che offrire o acquistare prestazioni sessuali in privato sia un reato, e solo il 20% sa che quei redditi possono essere oggetto di tassazione. In realtà la legge Merlin del 1958 punisce lo sfruttamento e il favoreggiamento, non l'atto consensuale tra adulti.
Questa disinformazione produce effetti concreti a Torino come altrove: stigma, isolamento, impossibilità di accedere alle tutele sanitarie, difficoltà a denunciare situazioni di abuso.
Il silenzio della città
Torino è una città che ha saputo reinventarsi. Ha affrontato tabù, ha aperto dibattiti scomodi. Eppure, sul lavoro sessuale, che durante i grandi eventi di maggio coinvolge centinaia di lavoratrici e lavoratori attivi in città, il silenzio istituzionale resta pressoché totale.
Il paradosso è evidente: durante il Salone del Libro si discute di corpi, identità, diritti. Nelle stesse ore, a pochi chilometri, chi esercita questa professione lo fa senza tutele sanitarie garantite, senza previdenza, senza interlocutori istituzionali.