Dal sesso vanilla al kinky

Jan 30, 2026
Dal sesso vanilla al kinky
Photo by Rishabh Dharmani / Unsplash

Eros senza tabù: i consigli del Professor Fabrizio Quattrini per una sessualità consapevole e oltre gli stereotipi.

Nel linguaggio comune, i termini “vanilla” e “kinky” vengono spesso rappresentati come due universi distinti, spesso opposti: da un lato la sessualità considerata “normale”, dall’altro quella esclusivamente trasgressiva/bizzarra, capace di racchiudere i desideri e i comportamenti più insoliti.

Ma la realtà psicosessuale è molto più sfumata. L’esperienza erotico-sessuale non si organizza in categorie rigide: si muove su un continuum di possibilità, dove fantasie, curiosità, pratiche e significati si trasformano nel tempo in relazione alla storia e i bisogni affettivi-relazionali della persona.

Uno dei nodi fondamentali riguarda la confusione tra atipicità e patologia. Nella prospettiva clinica, una fantasia erotica inconsueta o una pratica non convenzionale non rappresentano di per sé un disturbo.

Diventano problematiche solo quando assumono una connotazione compulsiva, quando generano sofferenza soggettiva o quando implicano il rischio di danno per sé o per altri. È la cornice che definisce la differenza, non il contenuto della fantasia. Da qui la necessità di abbandonare giudizi morali o medicalizzazioni improprie, per sostituirli con un approccio fondato su conoscenza, responsabilità e consapevolezza.

Il termine “vanilla” indica un erotismo convenzionale, centrato sulla penetrazione, la coppia socialmente riconosciuta come “normale” all’interno di una esperienza relazionale convenzionalmente amorosa; “kinky”, invece, comprende tutte quelle forme di esplorazione che introducono elementi di potere, controllo, sottomissione, ritualità, strumenti o scenari alternativi.

Ma il vero discrimine non sta nella pratica, bensì nel significato psicologico che essa assume per chi la vive. Il kinky non è un territorio oscuro o deviante: è un linguaggio simbolico attraverso cui il desiderio esprime parti di sé spesso negate o rimaste in ombra.

Hand offering cherry to mouth against blue sky
Photo by LOGAN WEAVER | @LGNWVR / Unsplash

Una fase evolutiva del desiderio

Nel lavoro clinico, ho osservato come il passaggio dal sesso vanilla al kinky coincida spesso con una fase evolutiva del desiderio: non si tratta di “aggiungere trasgressione”, ma di allargare la grammatica erotica.

Quando il corpo diventa terreno di dialogo, di negoziazione e di gioco condiviso, l’erotismo si fa più complesso e più autentico. Spesso mi sono trovato a descrivere quanto la sessualità dell’essere umano sia spesso imprigionata in una logica performativa, dove la potenza sostituisce l’intimità. Alcune pratiche kinky, se vissute con consapevolezza, possono ribaltare questo paradigma, permettendo di esperire anche la vulnerabilità, la perdita del controllo, la dimensione ricettiva del piacere.

Il kinky, infatti, può rappresentare un laboratorio relazionale in cui le dinamiche di potere vengono esplicitate e rielaborate. Legare, farsi legare, guidare o lasciarsi guidare non significa necessariamente sopraffare o essere sopraffatti, ma mettere in scena in modo simbolico ciò che nella quotidianità viene represso: il bisogno di affidarsi, di essere visti, di uscire dal controllo costante. In questa cornice, la regola fondamentale diventa il consenso.

Non esiste kinky autentico senza consenso chiaro, continuo e informato.
Negoziare significa nominare desideri, limiti e condizioni: un processo che non riduce l’erotismo, ma lo struttura, rendendolo più intenso e più sicuro. Il consenso, da questa prospettiva, è la vera cifra della maturità erotica contemporanea.

La cultura del consenso

La cultura del consenso — oggi sostenuta anche dalle linee guida psicologiche/sessuologiche internazionali — riconosce che il piacere non è un optional, ma un diritto umano fondamentale.

Vivere la propria sessualità in modo consapevole, libero da coercizione, giudizio o violenza, è parte del benessere complessivo della persona. Da qui la necessità, anche per i professionisti, di educare non solo alla prevenzione, ma alla competenza erotica, cioè alla capacità di conoscere e nominare i propri desideri, di comunicarli e di viverli in modo responsabile.

A tale riguardo è mio compito quello di promuovere sempre una chiara alfabetizzazione sessuale attraverso percorsi di educazione sessuale per adulti.

yellow banana on white surface
Photo by Deon Black / Unsplash

È importante però ricordare che non tutte le esperienze cosiddette kinky sono neutre o innocue: alcune pratiche comportano rischi fisici o psicologici che richiedono informazione e prudenza.

Il confine tra gioco e abuso passa sempre attraverso la consapevolezza e la presenza mentale. Nella clinica, questo si traduce in un lavoro sull’integrazione: rendere pensabile ciò che eccita, riconoscere le proprie fantasie senza agire in modo impulsivo, dando significato a ciò che si sceglie di fare.

Il kinky diventa così una possibilità di conoscenza di sé, non una fuga dal “normale”. È un percorso di esplorazione del desiderio che può aprire spazi di libertà, di autenticità e di intimità più profonda.

Conclusione: il passaggio dal sesso vanilla al kinky non è una rottura


Il vero salto evolutivo non sta nel tipo di pratica, ma nella capacità di stare nel piacere senza colpa. In un’epoca in cui la sessualità è insieme spettacolarizzata e impoverita, imparare a dare valore all’esperienza, al linguaggio del corpo e alla comunicazione erotica diventa un atto politico e affettivo.

In definitiva, il passaggio dal sesso vanilla al kinky non è una rottura, ma una trasformazione del modo di pensare e abitare il desiderio. Non si tratta di quanto si osa, ma di quanto si comprende.

Non di quante regole si infrangono, ma di quanta consapevolezza si conquista. Quando il piacere incontra la responsabilità e l’intimità si apre alla curiosità, la sessualità smette di essere solo comportamento e torna a essere — finalmente — esperienza di libertà.

Fabrizio Quattrini è un sessuologo clinico conosciuto al grande pubblico per due programmi televisivi: "Sex Therapy" in onda su Cielo e "Matrimonio a prima Vista" su RealTime. Docente Universitario di discipline Cliniche applicate alla Sessualità ed ai comportamenti sessuali atipici e parafilici promuove una cultura dell’eros libera, positiva e funzionale, abbattendo i tanti stereotipi e tabù della sessualità. Ha fondato a Roma l’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica dove ricopre la carica di Presidente e Direttore del Corso di Formazione EntryLevel in Sessuologia. Svolge attività clinico-terapeutica. Autore di numerosi contributi scientifici e divulgativi come Il manuale “Parafilie e Devianza” e “Il piacere Maschile #sessosenzatabù” Giunti Edizioni, è impegnato da anni nella promozione di una Educazione all’Affettività e alla Sessualità per Tutti dove l’erotismo è vissuto e sperimentato non solo guardando alla dimensione positiva e libera, ma giocosa come descritto nel suo piccolo manuale “Non Smettere di Giocare”. Ideatore e promotore del progetto OEAS (Operatore all’Emotività, all’Affettività e alla Sessualità) per le persone con Disabilità all’interno dell’Associazione (OdV) Lovegiver dove ricopre la carica di Vice Presidente.