La relazione tra sessualità e disabilità rappresenta ancora oggi uno degli ambiti nei quali emergono con maggiore evidenza le contraddizioni culturali delle società contemporanee.
Sebbene la letteratura scientifica abbia ampiamente dimostrato che il desiderio, l’affettività e il bisogno di intimità costituiscano dimensioni universali dell’esperienza umana, le persone con disabilità continuano frequentemente a essere rappresentate attraverso stereotipi, ovvero a non essere “viste”.
Queste rappresentazioni non sono prive di conseguenze: incidono infatti sull’accesso all’educazione sessuale, alla prevenzione sanitaria e al riconoscimento dei diritti sessuali, contribuendo a mantenere la sessualità delle persone con disabilità ai margini del discorso pubblico e delle politiche di salute.
La sessualità non può essere un elemento accessorio della qualità della vita
In questa prospettiva, la sessualità non può essere considerata un elemento accessorio della qualità della vita, ma una componente fondamentale del benessere psicologico, relazionale e corporeo della persona, come riconosciuto anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
È proprio a partire da questa cornice teorica che diventa interessante osservare come i grandi eventi sportivi internazionali — come i Giochi Olimpici e Paralimpici — contribuiscano, talvolta inconsapevolmente, a rivelare persistenti asimmetrie nel modo in cui la sessualità viene narrata e riconosciuta quando si parla di disabilità.
Nel contesto dei Giochi Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 un episodio apparentemente marginale ha attirato grande attenzione mediatica: circa 10.000 preservativi distribuiti gratuitamente nel Villaggio Olimpico di Cortina sono andati esauriti nel giro di tre giorni.
La notizia, ampiamente rilanciata dai media internazionali, è stata interpretata come ulteriore conferma della vivace socialità che tradizionalmente caratterizza i Villaggi olimpici. In realtà, la distribuzione di profilattici rappresenta da anni una prassi consolidata promossa dal Comitato Olimpico Internazionale nell’ambito delle strategie di prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili (IST) e di promozione della salute sessuale tra gli atleti.
Tali iniziative risultano coerenti con le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che definisce la salute sessuale come parte integrante del benessere psicologico, relazionale e corporeo della persona.
È importante sottolineare che questo programma di prevenzione non riguarda esclusivamente gli atleti olimpici. La distribuzione di preservativi avviene infatti anche nei Villaggi delle Paralimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 ed è rivolta a tutti i partecipanti, indipendentemente dalla presenza o meno di disabilità. In altre parole, dal punto di vista delle politiche di salute pubblica, il trattamento risulta formalmente inclusivo: atleti olimpici e paralimpici hanno accesso alle stesse risorse di prevenzione sanitaria.
Il dato interessante emerge però osservando la narrazione mediatica.
La notizia dell’esaurimento dei preservativi in pochi giorni è stata associata esclusivamente agli atleti olimpici, alimentando una rappresentazione implicita della loro vita relazionale e sessuale. Al contrario, nel racconto mediatico non compare quasi mai un interrogativo analogo riguardo agli atleti paralimpici. Non viene cioè posto il tema se, e in che misura, anche gli atleti con disabilità possano aver usufruito delle stesse risorse di prevenzione o abbiano vissuto analoghe esperienze di socialità e intimità durante i Giochi.
Questo scarto narrativo appare particolarmente significativo alla luce della letteratura scientifica sulla sessualità e disabilità. Numerosi studi hanno evidenziato come le persone con disabilità siano frequentemente oggetto di processi di desessualizzazione culturale, attraverso stereotipi che le rappresentano come asessuate, infantili o prive di desiderio erotico. Tali rappresentazioni non trovano riscontro empirico, ma continuano a influenzare profondamente l’immaginario sociale.
La ricerca mostra infatti come i bisogni affettivi, relazionali e sessuali delle persone con disabilità siano del tutto comparabili a quelli della popolazione generale.
Al contrario, proprio l’esclusione simbolica dai discorsi pubblici sulla sessualità può contribuire a rafforzare barriere informative e culturali, limitando l’accesso a programmi di educazione sessuale e prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili. In questa prospettiva, la World Association for Sexual Health ribadisce come i diritti sessuali rappresentino diritti umani fondamentali e debbano essere garantiti senza discriminazioni legate a condizioni fisiche, cognitive o sociali.
Il caso mediatico legato ai preservativi nei Villaggi olimpici e paralimpici diventa dunque un indicatore interessante di dinamiche culturali più profonde. Non si tratta di una differenza nelle politiche di prevenzione — che risultano formalmente inclusive — ma di una differenza nello sguardo sociale.
La sessualità degli atleti olimpici viene considerata una dimensione naturale e persino prevedibile della vita sportiva; quella degli atleti paralimpici rimane invece largamente invisibile nel discorso pubblico.
La "zona cieca" dell'immaginario collettivo
Nel mio lavoro clinico e nei miei studi sulla sessualità e disabilità ho più volte evidenziato come questa invisibilità sia il risultato di un doppio stigma: da un lato quello associato alla disabilità, dall’altro quello che ancora circonda la sessualità come tema sociale e culturale. Il risultato è una sorta di “zona cieca” dell’immaginario collettivo, nella quale la dimensione erotico-affettiva delle persone con disabilità tende a essere implicitamente rimossa.
In questo senso, i grandi eventi sportivi internazionali rappresentano anche uno spazio simbolico nel quale ridefinire le rappresentazioni sociali della disabilità.
Le Paralimpiadi non sono soltanto una celebrazione delle capacità atletiche, ma anche un’opportunità per riconoscere pienamente la complessità dell’esperienza umana degli atleti. Integrare nel discorso pubblico la dimensione affettiva e sessuale degli sportivi con disabilità significa contribuire a superare stereotipi radicati e promuovere una visione realmente inclusiva della salute sessuale in una veste sempre più “Sex Positivity”.
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