Age verification e siti per adulti: un nuovo panorama normativo e fattuale

Mar 30, 2026
Age verification e siti per adulti: un nuovo panorama normativo e fattuale
Photo by Velizar Ivanov / Unsplash

Dal 12 novembre 2025 la nuova normativa italiana impone l'obbligo di verifica effettiva dell'età  - la c.d. age verification o age assurance - per l'accesso a piattaforme online di intrattenimento per adulti, superando l’assetto previgente del semplice “clic” di conferma dell’età.

Il nuovo sistema prevede, infatti, meccanismi certificati (come il token o QR code) per garantire che di fronte allo schermo vi siano persone maggiorenni, nel rispetto (almeno secondo le intenzioni) della privacy.

Una recentissima “rivoluzione” digitale, culturale e di mercato, non esente tuttavia da timori e critiche, anche feroci, da parte di lavoratori e lavoratrici del settore. 

Ma andiamo con ordine. 

Tutela dei minori online e libertà digitale

Da diversi anni, in tutto il mondo, si parla del difficile rapporto tra tutela dei minori online e libertà digitale. Lo “scontro” è sostanzialamente tra chi difende, sempre e comunque, la libera circolazione di contenuti e propende, quindi, per misure di soft-control, come il controllo parentale, e chi invece, sostenendo che contenuti illegali o per adulti siano ormai facilmente alla portata di persone minorenni con ripercussioni importanti sulla crescita e sviluppo personale, caldeggia per divieti e controlli stringenti verso le grandi piattaforme.

Il dibattito, lo diciamo subito, è tuttora aperto. 

L’Unione europea e il Digital Services Act

Per quanto riguarda l’Italia, il quadro normativo vigente - e che a breve si analizzerà - si inserisce nel più ampio contesto degli obblighi derivanti dalla cornice normativa europea in materia di servizi digitali.

Il 5 luglio 2022, infatti, il Parlamento europeo ha approvato il Digital Services Act (DSA): il regolamento sui servizi digitali, approvato insieme al Digital Markets Act (DMA) e, insieme, facenti parte del Digital Services Package, un gruppo di norme volte appunto a disciplinare il settore digitale. 

Obiettivi dichiarati del regolamento sono, tra gli altri, la protezione dei consumatori e dei loro diritti fondamentali nel modo più efficace possibile, la definizione di responsabilità chiare per le piattaforme online e i social media, la gestione di contenuti e di prodotti illeciti (come l'incitamento all'odio e la disinformazione), anche attraverso garanzie più stringenti verso i minori che navigano in rete.

Dal 17 febbraio 2024, il regolamento ha iniziato ad applicarsi a tutte le piattaforme online, mentre dalla fine di agosto 2023 le disposizioni risultano operative per quelle con oltre 45 milioni di utenti nell’Unione europea. 

Per quanto riguarda i destinatari, le nuove regole previste dal DSA riguardano una vastissima gamma di servizi digitali che fungono da intermediari tra utenti e contenuti, beni o servizi (social network e piattaforme come Meta, TikTok e YouTube), ma anche marketplace digitali (tra cui Amazon ed eBay), app store (come l’Apple App Store) e piattaforme di viaggio e alloggio online. 

Specifiche disposizioni del regolamento riguardano la tutela dei minori, non solo da contenuti illegali, ma, più in generale, da materiale e “contenuti che potrebbero nuocere al loro sviluppo fisico, mentale o morale” (punto 89). E’ in questa definizione moltissimi paesi europei comprendono - non senza, come meglio si dirà, critiche e accesi dibattiti - piattaforme che ospitano contenuti pornografici

In base alle nuove disposizioni europee, le piattaforme sono obbligate ad adottare misure concrete per salvaguardare le persone minori sui loro servizi, come la riduzione dei rischi di esposizione a contenuti inappropriati per l'età quali il gioco d'azzardo o, appunto, la pornografia.

L’Unione Europea richiede in particolare l'adozione di misure mirate per tutelare i diritti dei minori, compresi strumenti di verifica dell'età e di controllo parentale, o strumenti volti ad aiutare i minori a segnalazione abusi o ottenere sostegno, a seconda dei casi” (articolo 35, lett. j). 

Viene infine previsto che la violazione delle nuove norme comporti l’irrogazione di sanzioni pecuniare proporzionate all’infrazione commessa (che possono arrivare anche al 6% del fatturato annuo globale). Quanto poi ai controlli, si prevede che la Commissione europea, in collaborazione con le autorità nazionali, garantisca l’applicazione delle regole previste dal regolamento, ponendo particolare attenzione agli obblighi specifici imposti alle piattaforme di grandi dimensioni. 

In Italia

Veniamo quindi al nostro paese. 

Con il “Decreto Caivano” del 2023 (convertito in Legge 13 novembre 2023, n. 159), il Governo ha introdotto misure e obblighi in capo a particolarmente stringenti in relazione alla tutela dei minori da contenuti considerati “inappropriati” per l’età, traducendo in specifiche scelte politiche e normative quanto previsto in ambito europeo. 

La legge ha previsto l'obbligo di installare sistemi di parental control (controllo dei genitori) preinstallati sui dispositivi mobili e una forte stretta sull'accesso a siti pornografici. In particolare, l’articolo 13-bis (“Disposizione per la verifica della maggiore età per l'accesso a siti pornografici”) ha stabilito il divieto di accesso dei minori a contenuti a carattere pornografico, in quanto “mina il rispetto della loro dignità e ne compromette il benessere fisico e mentale, costituendo un problema di salute pubblica”.

Il decreto prevede inoltre, in attuazione al generale divieto, che i gestori di siti web e i fornitori delle piattaforme di condivisione video, che diffondono in Italia immagini e video a carattere pornografico, siano “tenuti a verificare la maggiore età degli utenti, al fine di evitare l'accesso a contenuti pornografici da parte di minori degli anni diciotto” e che sia l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) a stabilire, con proprio provvedimento, le modalità tecniche che i soggetti indicati sono tenuti ad adottare per l'accertamento della maggiore età degli utenti. L’Autorità viene investita anche della possibilità di bloccare siti e piattaforme in caso di inadempienze a seguito di diffide.

Maggio 2025

Nel maggio del 2025, con delibera 96/25/CONS, l'Agcom, designata come coordinatore dei servizi digitali in Italia per l'applicazione del DSA, ha dunque approvato le modalità operative che le piattaforme di video sharing e i siti web che rendono disponibili nel paese contenuti pornografici devono utilizzare per la verifica della maggiore età degli utenti. Si tratta di un documento assai complesso, riassumibile tuttavia in alcuni capisaldi. 

In primo luogo, il provvedimento - si legge - si applica ai gestori di siti web e di piattaforme di condivisione di video che diffondono in Italia immagini e video a carattere pornografico (individuati in una lista compilata e aggiornata dall’Autorità e comunicata dalla stessa alla Commissione europea), stabiliti in Italia o in un altro Stato membro ma, in quest’ultimo caso, che si rivolgono a pubblico italiano. 

In secondo luogo, quanto alle misure di verifica, l’Autorità adotta un approccio definito tecnologicamente neutrale, lasciando ai soggetti tenuti alla realizzazione dei processi di age assurance, “una ragionevole libertà di valutazione e scelta”, stabilendo tuttavia i principi e requisiti di riferimento.

Tra questi, viene stabilito il divieto di utilizzare sistemi come SPID o la richiesta di documenti di identità, in quanto misure ritenute non idonee a garantire la privacy e l’anonimato dell’utente. Al fine di garantire uno standard di riservatezza “rafforzata”, come richiesto a livello europeo, le specifiche dell’Autorità richiedono dunque un sistema di verifica dell’età che utilizzi il modello del “doppio anonimato”, in cui non si debba consentire ai fornitori di prova della maggiore età di sapere per quale servizio viene eseguita la verifica dell'età; che due prove di maggiore età provengono dalla stessa fonte di prova dell’età e che un utente ha già utilizzato il sistema di verifica. 

In funzione del requisito appena ricordato, il sistema proposto dall’Autorità prevede l’intervento, per la fornitura della prova della maggiore età, di soggetti terzi indipendenti certificati, attraverso un processo di verifica dell'età che prevede due passaggi separati: identificazione e autenticazione della persona identificata, per ciascuna sessione di utilizzo del servizio regolamentato (cioè, la fornitura di contenuti pornografici tramite sito o piattaforma web).

12 novembre 2025

A partire dal 12 novembre scorso, in Italia (per i gestori e i fornitori stabiliti in uno Stato membro dell’Unione Europea diverso dall’Italia, l’obbligo scatterà a partire dal 1° febbraio 2026) sono entrati così formalmente in vigore gli obblighi di age verification

In particolare, è stata pubblicata da parte di Agcom la lista dei soggetti che ad oggi diffondono in Italia contenuti pornografici e che, come si legge sul sito dell’Autorità, ai sensi del combinato disposto dell’art. 13-bis del decreto Caivano e della delibera 96/25/CONS, sono obbligati ad implementare sistemi di verifica dell’età per continuare a diffondere i loro contenuti nel nostro Paese.

In caso di mancato rispetto dell’obbligo, l’Autorità provvede a diffidare il soggetto inadempiente e ad erogare, in caso di inottemperanza ai richiami della diffida, sanzioni fino a 250.000 euro, oltre al blocco dell’attività.

Critiche alle nuove regole di age verification 

Come si accennava, non sono tardate critiche al nuovo quadro di regole, sia a livello italiano che internazionale. 

In un post di gennaio 2026, l’attrice porno Valentina Nappi commentava che l'age verification "ha sconfitto la libera espressione" (“age verification trounced free speech”), indicando apertamente la sua opposizione alle restrizioni imposte alle piattaforme di intrattenimento per adulti.

Le critiche di Valentina Nappi si inseriscono tuttavia in un contesto più ampio di battaglia per i diritti delle persone lavoratrice del sesso e contro la censura nel settore, dove viene in rilievo spesso quanto sostenuto al riguardo dalla "Free Speech Coalition", associazione americana non-profit del settore di contenuti per adulti.

Leggi e regolamenti di restrizione all’accesso ai siti per adulti hanno, infatti, preso piede negli ultimi anni anche in diversi paesi degli Stati Uniti, con  il recente avallo della Corte Suprema. Si stima che oltre il 40% degli stati all’interno degli Stati Uniti sia toccato da leggi in materia di age verification. 

Prova del fatto che il dibattito è molto attuale anche oltreoceano sta nella notizia di pochi giorni fa secondo la quale, a seguito dell'iter legislativo al Congresso americano di un pacchetto di proposte di legge sulla sicurezza online dei minori, la Free Speech Coalition sia stata ricevuta a Washington per condividere l'esperienza dell'industria per adulti in merito alle politiche di verifica dell'età offrendo idee per migliorare le proposte attualmente in esame a livello federale.

In generale, le voci più critiche agli attuali sistemi di controllo sostengono che queste leggi siano, da un lato, una minaccia per la libertà di espressione e, dall’altra, sostanzianzialmente inefficaci nel proteggere i minori. I sistemi di verifica dell'età possono, infatti, essere facilmente aggirati utilizzando strumenti comuni come le VPN. 

Un’altra critica prende spunto dalla riflessione in base alla quale i divieti e i blocchi dei contenuti pornografici spingeranno comunque le persone verso piattaforme illegali e meno sicure, con effetti opposti rispetto a quelli desiderati dai legislatori. Si teme inoltre che di fronte a multe salate e, talvolta, a un quadro normativo non chiarissimo, le piattaforme blocchino in via preventiva ed eccessiva i contenuti o si ritirano da interi Stati, danneggiando in modo sproporzionato i creatori indipendenti e le piccole imprese. 

Gli effetti delle nuove regole

Il dibattito sulla verifica dell'età non è, tuttavia, solo una questione di libertà di espressione o un problema di nuove regole per le piattaforme.

Secondo voci autorevoli, si tratterebbe anche di una questione, seppur atipica rispetto alle tradizionali questioni sindacali tradizionali, di diritti e dignità dei lavoratori e delle lavoratrici del settore

Molto spesso i creatori di contenuti per adulti dipendono dalle piattaforme per distribuire e riuscire a guadagnare su quanto creato e il traffico web si traduce in entrate. Ecco allora che, diminendo vertiginosamente, a fronte delle regole imposte, il traffico sui siti adult, come effettivamente, secondo recenti indagini, avvenuto in questi mesi per alcune grandi piattaforme, a rimetterci di più sono le persone lavoratrici del settore. 

Ad esempio, Aylo, società che gestisce siti come Pornhub, YouPorn e RedTube, ha registrato un calo del 77% del traffico web nel Regno Unito a causa dell'Online Safety Act del paese e della sua applicazione; calo che avrebbe comportato casi di migrazione di utenti da piattaforme regolamentate di proprietà di Aylo a piattaforme non regolamentate e non conformi. 

Secondo diverse voci, quindi, la questione sulla verifica dell'età non riguarda solo la protezione dei minori ma interseca anche la volontà degli Stati di difendere la privacy, la libertà di espressione e il lavoro legale, anziché permettere al panico morale di “smantellare silenziosamente” questi pilastri.  

Secondo molti, quindi, alla luce delle ombre che una (pur astrattamente giusta) normativa si porta dietro, occorrerebbe trovare un equilibrio più forte tra il rispetto dei diritti di adulti e professionisti in questo settore e la promozione di iniziative volte a contrastare la visione di materiale pornografico da parte di persone minori.

Vi sarebbero, peraltro, già delle strade alternative rispetto a divieti generalizzati. Tali stradi dovrebbero includere, ad esempio, campagne educative più mirate e pressanti per informare i minori sulla natura fittizia della pornografia, soprattutto quando si tratta di produzioni per adulti di largo consumo, e una maggiore enfasi sul coinvolgimento dei genitori negli strumenti di filtraggio dei contenuti online. Esistono anche diverse opzioni gratuite per filtrare i contenuti per adulti, come le funzioni di ricerca sicura dei motori di ricerca e i filtri parentali già integrati nella maggior parte dei sistemi operativi. 

I recenti casi italiani e l’inchiesta europea su PornHub 

I nuovi obblighi introdotti in Italia e a livello europeo sono stati al centro, proprio in questi giorni, di due importanti notizie. 

La prima, che ci riguarda, ha visto l’Agcom applicare, per la prima volta dall’introduzione del suo regolamento, il blocco verso due piattaforme - giochipremium.com e hentai-ita.net - contestando la violazione della normativa in materia di age verification. Entrambi i siti, ad oggi, non risultano più raggingibili. 

Al riguardo, il 26 marzo l’Agcom ha comunicato che, nell’ambito di controlli circa la corretta applicazione della normativa italiana (il “Decreto Caivano” unitamente alla delibera della stessa Agcom in materia), per tali siti era stata accertata la mancata verifica dell’età e, pertanto, provvedeva a contestare le violazioni, diffidando la società ad adeguarsi alle disposizioni in questione entro 20 giorni.

Una volta constatata l’inottemperanza alla diffida, l’Autorità ordinava agli operatori, con due diverse delibere (n. 73/26/CONS e 74/26/CONS), la disabilitazione dell’accesso in rete ai siti web mediante blocco del DNS, fino al ripristino da parte della società delle condizioni di fornitura conformi ai contenuti della diffida impartita.

Sempre il 26 marzo, sul fronte europeo la Commissione ha concluso invece un’indagine avviata nel maggio del 2025 contro PornHub Stripchat, XNXX e XVideos per la violazione del regolameneto europeo sui servizi digitali. 

Secondo la Commissione le misure adottate da queste piattaforme - come le sole autodichiarazioni di maggiore età, l'oscuramento delle pagine, gli avvisi sui contenuti o le etichette che indicano "riservato agli adulti" - non impediscono efficacemente ai minori di accedere a contenuti dannosi.

Come si legge sul sito ufficiale della Commissione, le piattaforme, nell’ambito dell'esercizio del loro diritto di difesa, avranno ora la possibilità di esaminare i documenti contenuti nei fascicoli d'indagine e di replicare per iscritto alle conclusioni preliminari svolte. Le interessate potranno anche adottare misure nuove per porre rimedio alle violazioni ed evitare il blocco totale dei siti. 

Il dibattito sul tema rimane dunque estremamente attuale e acceso.

Giulia Crivellini è avvocata e attivista per i diritti civili. Patrocinante ricorsi in materia di diritti riproduttivi, discriminazioni, fine vita, tutela dei diritti delle persone esercenti il lavoro sessuale e di quelle private della libertà. Nel 2021 fonda la campagna “Libera di Abortire” per un accesso libero e sicuro all’aborto in Italia. Nel 2023 è docente con incarico di collaborazione nel Corso di studi "clinica legale sul contrasto alla violenza di genere e le discriminazioni multiple" presso il Dipartimento di giurisprudenza dell'Università degli Studi Roma Tre. Nello stesso anno è redattrice della proposta di legge di iniziativa popolare in materia di decriminalizzazione e riconoscimento del lavoro sessuale. Ha collaborato con l’associazione Mama Chat, offrendo supporto informativo e legale a chi vuole interrompere una gravidanza e segue diverse realtà sportive nel contrasto alla violenza di genere e alle discriminazioni. Attualmente è membro di giunta dell’Associazione Luca Coscioni, lavorando nel team legale. Ricopre il ruolo di responsabile dell’Ufficio di pubblica tutela dell’Azienda socio-sanitaria di Melegnano e Martesana. Per SimpleMedia offre analisi sull'attualità e sul panorama legislativo legato ai diritti del SexWork.