Per buona parte delle notizie che riceviamo ogni giorno da tutto il mondo, c'è quasi sempre una doppia chiave di lettura. Talvolta anche tre o quattro chiavi di lettura: dipende naturalmente da quale punto di vista scegliamo di sposare e quale versione decidiamo di ascoltare.
Se spostiamo la telecamera, come piace dire a me, ecco che la prospettiva cambia; vediamo cose che prima non notavamo e mettiamo a fuoco dettagli che sembravano di poco conto.
Ma andiamo con ordine.
Dal 12 novembre 2025 in Italia, i siti per adulti che diffondono materiale a sfondo pornografico, devono adottare sistemi certificati per verificare l'età dei loro utenti onde impedire a persone minorenni, di visualizzare tali contenuti. Questa la versione ufficiale diffusa dall’Autorità per le garanzie per le comunicazioni (AGCOM)
Ciò significa che chi è interessato a video o foto di un portale a luci rosse, deve prima passare da un altro sito di identificazione che fa capo a un soggetto terzo indipendente.
Le piattaforme (senza poter gestire direttamente i dati personali) accertano quindi che chi vi accede sia maggiorenne e generano un codice univoco (token) che certifica la maggiore età, senza che il sito di indentificazione sappia per quale scopo è richiesto tale riconoscimento. Con questo codice digitale, l’utente può accedere autonomamente al website per adulti.
Senza dilungarci oltre, queste misure di certificazioni con sfumature diverse, vengono applicate al momento, anche in Francia, Regno Unito, Germania e in 24 Stati degli Stati uniti d'America.
Premesso che non tutti i siti hanno adottato e accettato questi provvedimenti, rispetto a come eravamo abituati prima, le nuove normative possono effettivamente romperci le scatole.
Non dimentichiamoci però che un po' di anni fa nei cinema a luci rosse ad esempio, si entrava mostrando un documento di identità, quando non si era palesemente maggiorenni.
UNA SCOCCIATURA
Certo quando i nostri dati viaggiano on line, abbiamo sempre il timore che finiscano chissà dove, ma ormai non è tutto così?
Dalle prenotazioni su Booking, Airbnb, Google Flights... agli acquisti su Amazon, Ebay, Aliexpress, ecc.
E' quindi un problema? Più che un problema è una scocciatura, perché se è vero che non ci importa nulla di qualcuno che sappia di quale colore compriamo le t-shirt, può invece disturbarci se si scoprisse che siamo appassionati di video come “first time gangbang” o “interracial cuckold”.
E se lo viene a sapere mia moglie, mio marito, la fidanzata, il fidanzato, i colleghi di lavoro, gli amici, mia zia o i soci del circolo della briscola?
Posso azzardare una risposta? Chissenefega!
La propria libertà prevede sempre una piccola forma di coraggio e in questo caso, si tratta veramente di un coraggio ai minimi termini.
Purtroppo c'è sempre un po' di pudore riguardo a certi temi, ma dubito verranno mai resi pubblici i nomi dei milioni di utenti che quotidianamente guardano porno in Italia e nel mondo. Anche perchè come scritto prima, non sono direttamente i siti porno a certificare la maggiore età di chi vi accede.
In ogni caso, se anche qualcuno dovesse venire a sapere (e sai che scoperta) che guardiamo contenuti hard, io risponderei:
“Si li guardo, e quindi il problema qual'è?”
Da un lato dover fornire dati personali, è una piccola invasione riguardo alle nostre abitudini private, ma dall'altro lo ribadisco, chi se ne importa.
TUTTI I GIORNI
Pensiamoci... i nostri dati e documenti di identità ci vengono richiesti continuamente, praticamente ogni giorno: in hotel, in aeroporto, in viaggio, in posta, al pronto soccorso, se veniamo fermati dalle forze dell'ordine, in banca, dal notaio, per attivare un' utenza, per acquistare alcolici, sigarette, per giocare al casinò, per un abbonamento a Netflix, Sky, Prime, Spotify...
Possiamo dunque fornirli anche per guardare qualcosa che ci appassiona oppure no?
Ma c'è un ultimo timore, ovvero che ci possano arrivare decine di mail o telefonate da qualche fantomatico call center per proporci chissà cosa, ma anche in questo caso, non ce ne arrivano già a tonnellate? E allora tanto vale “rischiare” per guardare qualcosa che almeno ci piace.
In conclusione
Mi sento di dire che questa forma di invasione della privacy è tutto sommato accettabile al pari di tante altre. Confidiamo però che non si vada oltre. Anche se purtroppo su un versante analogo, ci stiamo già andando, e mi riferisco alla surreale tassa etica.